HomeSiciliaMotoStradeArchivio foto SiciliaEventi & raduniNewsLibri
UsatoMercatino ricambi & accessoriI blogGli albumLink a siti amiciGuestbook
User: Password:    Registrati  -   Hai dimenticato i dati?

Il blog di E. Maugeri




19/03/2011 sui Nebrodi tra fango e neve

19/03/2011

Dopo che la seconda prova del campionato UISP è stata spostata a maggio per impraticabilità del campo di gara a causa delle condizioni meteo, concedersi una giornata di enduro era diventata una necessità.

E’ sabato, da bravo endurista sono sveglio all’alba, ma tra una cosa e l’altra perdo un’infinità di tempo. Non so a che ora mi presento a casa di Stefano, ma fatto sta che arriviamo al distributore sulla statale per Paternò alle 11.15, dopo un primo tratto di off giusto per scaldare le braccia.

La meta è l’obelisco di Nelson in mezzo ai Nebrodi, meta ambiziosa visto l’orario e il meteo. Infatti piove ovunque attorno a noi ma, per grazia divina, non sopra di noi e così sarà per tutto il giorno.

Nonostante siamo ancora lontanissimi dal “giro di boa” affrontiamo l’avvicinamento a Cesarò facendo tutto il fuoristrada possibile, con l’aggiunta anche di qualche nuovo innesto. Del resto vogliamo stare in moto il più possibile in vista della prossima gara ed essendo solo in due possiamo andare spediti, anzi il ritmo è per me superiore a quello che normalmente tengo nei “trasferimenti” durante le gare.

Arriviamo a Cesarò verso le 14. Da menzionare un doppio salto a Pietrarossa: una doppia cunetta di pietra compatta, salto forte sulla prima e atterrò con il posteriore sulla corta rampa della seconda, nell’impatto do una gran manata sul comando del gas e mi ritrovo a volare con la moto perfettamente verticale! E’ stato il panico ma è durato solo pochi secondi e sono atterrato decentemente tra sassi e canali.

Freddo e nebbia accompagnano la nostra ascesa fino alla dorsale e quando vi arriviamo la visibilità è di una decina di metri. La basolata che conduce al lago Maulazzo è sommersa dall’acqua delle nevi in scioglimento. Ci fermiamo al lago per mettere un secondo paio di guanti come riparo dal freddo che ci impedisce di muovere le dita.

Da qui in poi il fango ci accompagnerà inesorabilmente con pozze a ripetizione, da quelle larghe un metro alle vasche scavate dalle jeep che adesso occupano quasi per intero il panorama. Più volte dobbiamo fermarci ed esplorare alla ricerca di un passaggio sicuro.

Il fango è ormai padrone della mia visiera, ma il tempo è tiranno e continuiamo ad andare evitando di fermarci; così ci pensa il destino che mi porta dentro una pozza non vista, la ruota anteriore si schianta contro un muro di terra sommerso portando istantaneamente a zero la velocità della moto; urto violentemente le gambe contro il manubrio (causandomi un ematoma per coscia) e, ancora aggrappato al manubrio, mi esibisco in una capriola in avanti con atterraggio sulla schiena!

Decidiamo che non è il caso di tentare la direzione dell’obelisco, la nota enorme pozza scavata dalle 4x4 potrebbe ingoiarci senza pietà. Così decidiamo di proseguire e ridiscendere dal lago Trearie. Anche qui le jeep hanno creato danni enormi tanto da rendere difficile il passaggio anche per le moto. Raggiunto l’asfalto ci dirigiamo al benzinaio e al bar di Maniace, benzina e caffè e poi subito in sella per la mula del ritorno…

Per raggiungere la “mula del ritorno” si deve guadare il fiume Troina, ma giunti sulla riva ci ritroviamo davanti uno spettacolo angosciante. L’acqua è talmente alta che Stefano prova a lanciare massi per capire quanto sia profonda e poi si affida ad un bastone, ma senza immergersi è impossibile valutare. Lui sembra non sentirsela di passare, io invece decido che è tempo di prendermi una rivincita sui fiumi. Accendo il motore e con convinzione sfido le acque manco fossi Mosè. La corrente è fortissima e in pochi metri l’acqua arriva ad altezza della sella, contemporaneamente la convinzione si abbassa e infine sprofonda insieme alla moto vinta dall’impeto del fiume!

Riesco a rialzarla ma non a spingerla indietro. Così Stefano è costretto suo malgrado a farsi il bagnetto gelido fino all’ombelico. Incredibile ma vero, dopo qualche pedalata il TE riparte. Sopra di noi le luci del tramonto ci indicano di desistere e quindi ci sciroppiamo un bel po’ di km su asfalto, completamente fradici ma felici.






20/02/2011 prima gara campionato UISP

28/02/2011

Anno nuovo, campionato nuovo!

Ma non solo. Il 2010 ha visto la chiusura del M.C. Nicolosi e siamo approdati al Laser dove siamo stati accolti con simpatia nonostante ne abbassiamo clamorosamente il livello competitivo espresso nelle gare.

Ma com’è finito il campionato FMI 2010? Dopo la gara interrotta di Canicattì, all’ultima di Canicattini Bagni sono stato tradito dalla frizione nel mezzo della prima linea, fortunatamente vicino al punto di accesso dell’ambulanza e quindi non ho avuto troppe difficoltà per raggiungere l’asfalto e rientrare al paddock.

Il cielo grigio era in perfetta sintonia con il mio umore. Finire quella gara era importante per me e invece si chiudeva così tristemente un’esperienza iniziata benissimo.

Non è per questo che abbiamo deciso di partecipare alla UISP per il 2011. A dire il vero ho lasciato scegliere tutto a Stefano, che sicuramente è il più agonisticamente motivato dei due. Personalmente l’idea del cambiamento non mi dispiace, per quanto nel complesso sono rimasto molto soddisfatto dell’esperienza FMI.

Veniamo dunque alla prima gara del nuovo anno. Con Stefano e Daniele andiamo il sabato a visionare le prove speciali e l’ovvia impressione è che ci sarebbe stato da dare gas a palate!

Il terreno e il disegno del tracciato non lasciano spazio a tanti dubbi. Bene, è proprio quello che volevo dopo tanta astinenza da moto. Il lavoro infatti mi porta ancora a stare lontano dalla mia Sicilia per settimane e le occasioni di andare in moto, su strada quanto fuoristrada, sono poche. Ma non importa.

Alla domenica ho una piacevole sorpresa: Filippo, il meccanico che fu del Sicilia, quest’anno è con il Laser e non ho dubbi che provvederò a dargli il giusto lavoro a ogni gara! Io e Stefano partiamo insieme, ma sono solo i primi metri, poi lo perdo inesorabilmente; ormai ci sono abituato e del resto non è giusto che rischi di prendere penalità per aspettarmi.

Il percorso è davvero bello, soprattutto nel tratto di sottobosco con il fiume. Andrea Bianchino ci aveva avvisato di stare attenti a non finirci dentro, ma, com’è noto, non posso resistere e dove ci sono corsi d’acqua devo sempre dare il meglio di me, così lo ammiro e ci finisco dentro, ma senza annegare. Poco dopo però mi prodigo in una ribaltata niente male e la moto finisce sdraiata in pendenza con le ruote a monte. Il terreno fangoso e le poche energie disponibili mi impediscono di rimediare e solo l’intervento di un gentilissimo collega mi permette di ripartire. Purtroppo ero troppo stanco per riuscire a ricordare chi fosse e quindi non posso far altro che ringraziarlo anonimamente.

Alla fine del giro c’è il fettucciato. E’ bellissimo e divertentissimo. Sono stremato, ma do gas comunque. Dopo una curva la trazione è tale che la moto prosegue senza di me, rovino per terra a peso morto ma riparto subito.

Finisco il giro senza avere tempo di recuperare ma da questo momento non cado più e alla fine ho la sensazione di fare la migliore gara della mia breve carriera, nonostante la classifica finale dica altro.

Bellissima gara, ci voleva proprio!

Una sola persona devo ringraziare, Stefano che si è occupato di tutta la logistica e soprattutto della mia moto che aveva proprio bisogno di essere rimessa in sesto. Senza tutti i suoi sforzi niente sarebbe stato possibile.






Canicatt: cronaca di una morte NON annunciata

24/10/2010

Stavolta la macchina organizzativa del campionato FMI si è inceppata malamente. Sicuramente sfortunato per aver potuto partecipare la domenica e non il sabato (quando invece tutto si è svolto nel migliore dei modi), il tempo non è stato per nulla clemente: ha piovuto tutta la notte e la mattina una pioggerellina continua ha accompagnato la lunga attesa dei piloti per un “via” rimandato di un’ora rispetto al programma.

Questa volta ho deciso senza dubbi per l’antipioggia in versione integrale. Sicuramente ci farò la sauna dentro ma preferisco evitare di prendere troppo freddo a causa dell’acqua. Col senno del poi la scelta probabilmente non sarebbe stata quella giusta, perché almeno la parte inferiore sarebbe meglio evitarla se si vuole completare una gara, ma non mi è stato possibile scoprirlo.

Quando io e Stefano ci presentiamo al parco chiuso tutto è fango viscido. Un po’ di tribolazione per l’anteriore a terra, prontamente gonfiata cento metri dopo la partenza, ed entro nel fettucciato. Leonardi mi ricorda che non sarà cronometrato a causa delle condizioni meteo… e parto, ma c’è ben poco da andare, seguire una traiettoria è quasi impossibile, tutti i miei sforzi sono mirati a rimanere in sella. Peccato, dopo tanta astinenza sognavo di dare gas e divertirmi fregandomene in ogni modo delle conseguenze :-)

Alla fine della prova speciale mi aspetta Stefano per farmi da guida lungo il percorso: lui ha partecipato pure ieri. Gli sto dietro per un po’ ma poi lo perdo. La quantità di fango è sconvolgente, non si riescono a percorrere tre metri asciutti consecutivi e continuo a non divertirmi per nulla. Dietro di me non c’è più nessuno, o meglio c’è Nunzio Galletta che, rotolando pure lui, mi raggiunge in fondo ad una discesona di fango che ho affrontato con troppa disinvoltura e che ho concluso, dopo una serie di acrobazie impossibili, sotto la moto con la ruota anteriore irrimediabilmente verso monte. Solo grazie a lui riesco a portare la moto a valle e quindi ripartire. Lo troverò più avanti – dopo che ha avvisato l’unico uomo dell’organizzazione che ho incontrato che dietro c’ero io in difficoltà – alle prese con l’ennesima salita fangosa ridotta in uno stato impossibile dal passaggio di tutti quelli che ci hanno preceduto.

Qualche sofferenza dopo, in cima ad una collina, avvisto una moto ferma che sembra aspettarci. Lo scambio per uno dell’organizzazione mentre combatto col fango, ma poi mi accorgo che è Stefano. E’ volato su una vite e ha perso un sacco di tempo a liberare la moto dal fil di ferro. Sia lui che il mezzo non ne vogliono più, il K ha la batteria a terra e la ruota posteriore è cementata dal fango; anche trainarlo in discesa per provare a far avviare il motore “a strappo” è un’impresa quasi impossibile.

Mentre decidiamo che è tempo di ritirarci, Nunzio fa urlare il suo KTM e ci raggiunge. Torniamo tutti insieme via asfalto fino al paddock. Sento il telefono che squilla, ma non ce la faccio a fermarmi e rispondere. Non ci siamo neanche resi conto di quanto tempo è passato, le ragazze erano preoccupatissime e Concetto e gli altri probabilmente non meno; noi ridiamo e ci maledicono.

Ad ogni modo, alla fine del primo giro, interpellati i “big” la gara è stata annullata per impraticabilità del tracciato. Bella scoperta! Il sospetto che la cosa fosse più che prevedibile ci sta tutto e molti ritengono che questa gestione dell’evento (per quanto riguarda la domenica) non sia stata propriamente eccelsa. I 40-50 € che molti si sono sentiti spillare (l’iscrizione è stata obbligatoria al sabato anche per i promo) non è stato per quel che mi riguarda la cosa peggiore, piuttosto mi chiedo che senso ha per un vero promozionale partecipare ad una gara che, impossibile per i campioni (e se una gara di enduro si svolge sotto qualunque condizione meteo, allora credo andrebbe anche portata avanti fino alla fine), rischia solo di farsi male o di rimanere intrappolato fino a quando qualcuno lo venga a salvare.

E comunque, le foto di me e Stefano sorridenti nonostante tutto mi dicono che, in fondo, anche questa avventura ha lasciato un bel ricordo legato alla circostanza di esserci rincontrati e di esserne usciti insieme.

Un grazie a Gabriele per la collaborazione, mitico!






Vietato demordere: quarta prova

12/09/2010

Nuvole e turbolenza. Tutto il viaggio è andato liscio ma il maltempo è concentrato proprio sopra la Sicilia. In trepidante attesa, ho seguito il meteo e lo sapevo. So che piove pure sul versante occidentale e conosco le montagne attorno a Piana degli Albanesi, le ho attraversante in sella all’Africa Twin e ricordo molto bene le trappole di argilla. Di fatto non tocco la moto da più di un mese, il lavoro e la sorte non mi hanno concesso la possibilità di allenarmi dopo la pausa estiva. Penso al TE quasi con nostalgia.
L’Etna è ammantata dalle nuvole ma sopra Catania si distinguono le luci della città e dei paesi intorno. Dovevamo partire alle 22.00, ma si sono aggiunte due ore di ritardo. Mio fratello e Danilo mi accompagnano dall’aeroporto a casa. Sono sfinito, crollo sul letto che sono le 2.30 del mattino: tra quattro ore Stefano verrà a prelevarci.
Stefano e le moto arrivano in ritardo. E’ una fortuna perché, deambulante in stile zombie, ho più tempo per afferrare e buttare dentro la valigia tutti gli oggetti che riconosco. Si parte. Destinazione: la quarta gara del campionato.
Per una volta arriviamo in tempo per conoscere il terreno di gara. Durante la notte ha piovuto oltre misura, il fettucciato non è troppo male, ma la linea è un inferno. Il fango si attacca alle scarpe a chili e nel sottobosco si fa fatica a rimanere in piedi. Se non avessi già fatto l’iscrizione, nelle mie condizioni fisiche probabilmente ci penserei seriamente a partire domani. Confido nella clemenza divina.
Domenica. La notte non ha piovuto e il cielo pian piano si apre sempre più sulla valle lasciando campo aperto ai raggi del sole. Si parte, giusto qualche scalino, un po’ di asfalto e subito il fettucciato. L’aderenza dell’argilla umida ma non fangosa è incredibile. Conscio dei miei limiti, tengo uno stile conservativo per non esaurire le energie prima di uscirne. Ormai ho capito che il primo giro mi serve come riscaldamento. Questa volta direi che mi serve anche per riprendere completa confidenza con la moto.
Dopo il fettucciato comincia la parte per me più divertente. Quell’insieme di strade e sentieri che ti portano alla speciale successiva e quindi al paddock. I paesaggi sono spettacolari, il percorso divertente. Sembra un miracolo, ma il fango è quasi assente. Arrivo senza troppe difficoltà al primo controllo orario e, strano ma vero, riesco pure a viaggiare quasi sempre con Stefano. Quasi perché in molte svolte viene facile sbagliare e a turni tiriamo dritto nella direzione sbagliata.
Ero terrorizzato dalla linea per quanto era viscida. La prima salitona su argilla però mi dimostra che anche qui le cose sono cambiate parecchio rispetto al sabato; pure nel sottobosco si viaggia tranquilli. Fatta così questa linea mi è piaciuta pure più di quella di Ragusa. Sempre diversa e molto tecnica. Sono a passeggio ma mi diverto tantissimo!
La seconda parte del trasferimento, quella verso i paddock, è più bella della prima, in particolare dopo aver superato il varco che permette l’accesso alla sponda del lago verso la diga. Sulla velocissima sterrata a tratti ghiaiosa non so se girare completamente la manetta del gas o se lasciarmi catturare dal paesaggio. Mi fermerei a bordo riva con un filo d’erba in bocca e la moto alle spalle… Meglio accelerare va. La galleria che precede l’attraversamento sulla diga e l’attraversamento stesso sono una meraviglia! Più d’una volta mi è capitato di fermarmi in contemplazione di questo luogo e mai avrei sperato di passarci sopra.
Oltre la diga si costeggia un bosco, il terreno tiene all’infinito e il divertimento è massimo. Arrivo al paddock con diversi minuti di anticipo sulla mia tabella, per la prima volta in una gara posso riposarmi davvero!
Se il primo giro è quello in cui mi riscaldo e imparo il percorso, il secondo è generalmente quello delle cazzate. La mancanza di allenamento comincia a presentare il conto, diversi muscoli danno avvisaglie di crampi, soprattutto dopo la caduta in fettucciato. Poco oltre c’è un tratto di monotraccia sul fianco di una collina, in mezzo un passaggio più brutto dove una pietra forma un gradino in salita. Mi dico di affrontarlo con attenzione e puntualmente mi ci fermo sopra, mi manca l’appoggio e, inevitabilmente, voliamo giù io e la moto. Fortunatamente senza danni per entrambi ma lei mi si schianta con il manubrio sul casco, all’altezza della nuca, schiacciandomi la faccia sul terreno. Il tronco di un esile alberello ci impedisce di rotolare più sotto, ma non c’è verso di tirarla fuori di lì da solo. Per fortuna Stefano era inspiegabilmente dietro di me e mi viene in soccorso, ma anche in due è impossibile. Si ferma Antonio Mancuso e con il suo aiuto riusciamo a riportarla sul percorso.
Ho entrambi i pollici chiusi contro i palmi delle mani a causa dei crampi e devo usare il manubrio per tenerli aperti. Altri crampi agli avambracci, alle cosce e al polpaccio sinistro. La terza caduta arriva quasi subito e peggiora le cose. Di stare in piedi non se ne parla, ma continuo!
Riesco a non prendere ritardi, al paddock ho ancora un po’ di margine per riposarmi, ma sono stanco e rischio di saltare il minuto della mia partenza. Ce la faccio e il terzo giro sarà il più divertente, come sempre. Sul lago mi raggiunge Stefano (che credevo avanti) e insieme tiriamo tutto l’ultimo pezzo. Come pretendere di più?
E’ buio quando riprendiamo l’autostrada per Catania. Domani mattina alle 6 sarò di nuovo all’aeroporto, ma ora non mi interessa, mille immagini mi passano davanti agli occhi e so che mi terranno compagnia fino alla prossima gara.
Questa volta, oltre ad Antonio che da vero sportivo mi ha aiutato a cavarmi dai guai, devo ringraziare soprattutto Stefano che, essendo io lontano, ha pensato a tutti i fattori della logistica e anche alla mia moto che ha custodito e preparato con cura. Grazie davvero!!!






Terza prova campionato

25/04/2010

Che tutto mi vada liscio durante una gara è impossibile. Al briefing del sabato avevano comunicato la decisione in extremis di portare a tre giri la gara anche per i promo, ma noi non c'eravamo. E' solo per scrupolo che chiedo e vengo a scoprire la novità, già ci chiediamo se la nostra benzina sia sufficiente, ma questo è niente.
Arriva il nostro turno per prelevare le moto dal parco chiuso e nel momento in cui sento chiamare il mio nome realizzo che la chiave della moto è chiusa dentro la Panda, ai paddock! Maledetta abitudine di tirar via la chiave dal quadro! In un secondo netto decido, ce la devo fare, devo partire e inizio a correre verso la piscina, il bar, il CO, il paddock! Il solito Filippo mi guarda incredulo, "che gli sarà successo stavolta?", ma deve credere a quello che gli dico: ha lui le chiavi della Panda. Di nuovo di corsa, quanto saranno? 500 metri? Incredibile ma vero, ce la faccio, arrivo al cancello del parco chiuso che i miei due compagni di partenza prendono il via, spingo fuori la moto con i cartellini in mano, ansimante, accendo e riesco a partire nel mio minuto!!!
Arrivo così al fettuciato, posto all'inizio del giro e per l'occasione sulla spiaggia di questo mare ridotto una discarica. Sono stremato, ho già all'attivo la mia personale prova speciale "senza moto" e mi aspettano quattro chilometri di sabbia scavata da cento motociclette. Ne esco per miracolo e mi appoggio ad una staccionata, sono appena all'inizio, scruto l'orizzonte e mi chiedo "dove sarà il primo C.O.?".
Ci arrivo con 3 minuti di ritardo, ma da questo momento comincio a recuperare fiato e non prenderò altri ritardi. Anzi ad ogni successivo C.O. ho sempre più margine e ad ogni speciale abbasso il tempo. Ancora una volta il mio terzo giro è il migliore.
Avendo perso Stefano al primo C.O. con i 3 minuti di ritardo, mi son ritrovato due diversi "compagni di avventura", Alessandro Ciatto, con il quale ho fatto buona parte del secondo giro, e Giovanni Timperanza (entrambi del M.C. Sicilia che anche questa volta ci ha dato una mano), che ho trovato fermo per problemi al motore prima dell'ultima prova in linea. Aveva troppo olio nella miscela e ho dovuto sdraiare completamente l'Husqvarna per prelevare dal serbatoio un pò di benzina per diluire la sua miscela. A quel punto di benzina ne avevo poca pure io (con Stefano avevamo riempito il bidone pensando ai due giri) ma siamo arrivati senza problemi.






Siciliaemoto e il M.C. Nicolosi

17/03/2010

Per partecipare al campionato regionale di enduro bisogna far parte di un motoclub e così mi sono iscritto al M.C. Nicolosi. La scelta è motivata dalla stima che nutro verso Concetto Arena, la stessa stima che ho verso tanti altri personaggi legati a questo sport.
I piloti del M.C. Nicolosi stanno partecipando a queste competizioni senza un proprio stand, arrangiandosi per i fatti propri o unendo le forze di fronte alle difficoltà.
Per me e Stefano non avere un "appoggio" e soprattutto l'assistenza è un problema relativo. Anzi per certi versi è stata quasi una scelta. Non abbiamo velleità di vittoria e partecipare ad una cosa del genere "facendo da sè" rientra pienamente nello spirito con il quale ci abbiamo pensato sin dall'inizio. La panda verde con la quale facciamo ingresso nel paddock è tutto il nostro stand!
Probabilmente per le prossime occasioni saremo più preparati.
Anche il fatto che il M.C. conti così pochi piloti è stata ragione di scelta da parte nostra. Infatti è importante sottolineare che partecipiamo come "team Siciliaemoto" e tutto quello che racconto o i giudizi che potrebbero scapparmi riguardano solo ed esclusivamente me e Siciliaemoto, nulla hanno a che fare con Concetto Arena e il M.C. Nicolosi.
Attenzione: non sto prendendo le distanze dal M.C. Nicolosi, voglio tenere il M.C. lontano dalle mie affermazioni e dalle mie azioni! Siciliaemoto dà e può dare voce a tanti, ma è il mio sito e non ha nessun legame con il M.C. Nicolosi, al quale sono fiero di essere iscritto.






Seconda prova del campionato

16/03/2010

Arrivo alla seconda gara ben poco concentrato dopo una settimana in compagnia di due fantastici amici francesi, tra l’altro grandi motociclisti. Alla partenza sono tesissimo e al fiume non sono a mio agio, sono solo all’inizio, ancora devo “svegliarmi”. Poche centinaia di metri, bisogna guadare dall’altro lato e passare oltre un tubone di plastica che affiora dall’acqua, marrone e alta a causa di una settimana di piogge che hanno dato non pochi problemi all’organizzazione.
Stefano ha guadagnato posizioni e passa il tubo agevolmente, il successivo però rimane bloccato con la posteriore, perde tempo, quello dopo non vuole aspettare e punta a superarlo ma si blocca pure lui. Probabilmente – perché quanto è seguito ha un po’ offuscato gli ultimi ricordi – l’essere bloccato a guardare questi due davanti a soffrire mi innervosisce ancora di più. Quando viene il mio turno provo a passare poco oltre, convinto di aver trovato una traiettoria migliore, ma la ruota posteriore si solleva e vengo tirato via dal fiume! Sia io che la moto finiamo sott’acqua, trascinati dalla corrente per una buona decina di metri. Rosario Sapienza che partiva dietro e non mi ha riconosciuto, mi riferirà di aver visto la sola moto affiorare dal serbatoio in quei lunghissimi secondi e solo dopo sarei riemerso anch’io.
Personalmente ricordo solo l’onda che mi si è infranta sul casco quando ho tirato la testa fuori dall’acqua e di aver lottato parecchio per riuscire ad alzarmi e bloccare la moto. Spendo tutte le forze per arrivare ad un metro dalla riva, ma lì la moto si incastra. Per fortuna giungono quattro volenterosi a piedi che mi aiutano ad uscire dal fiume e a spingere il TE fino all’asfalto.
Manco a farlo apposta stanno passando da qui Luigi e Francesco! Mi riportano al paddock, mi cambio e vado a riprendermi la moto con il carrello. Ne approfitto per recuperare un altro concorrente che ha fatto la mia stessa fine…
Nel frattempo Stefano ha portato a termine il suo primo giro e sta combattendo per migliorarsi nel secondo.
Nel team Siciliaemoto non ci si piange addosso e i ritirati non abbandonano il campo di gara, si riciclano! Così mi armo di macchina fotografica e con le ragazze andiamo fino al fettucciato. Peccato non esserci passato neanche una volta, è bellissimo! Ma non ho tempo per invidiare gli enduristi che mi sfrecciano davanti, sono troppo impegnato ad inseguirli dentro l’obiettivo.
Alla fine così anche noi tre ci divertiamo e non poco.

Le mie foto della gara



Un ringraziamento particolare a Filippo Maugeri, meccanico del M.C. Sicilia nonché di Mototecnica dove adesso è in cura la mia Husqy che dovrà rifarsi alla prossima gara. E grazie al M.C. Sicilia che ancora una volta mi ha accolto con tanta amicizia.

P.S.: il sabato, dopo il briefing, ho avuto l’occasione di parlare con il direttore di gara, il quale mi ha confermato che il giudice ha sbagliato a fermarmi all’ingresso dell’enduro test nella precedente prova di Ragusa.

 









In gara al campionato enduro!

01/03/2010

Ed eccomi alla prima gara motociclistica della vita. Dopo un’infinità di chilometri in sella alle moto più disparate, partecipare ad una competizione regala un’emozione tanto forte quanto impossibile da immaginare.
Per di più considerando che le mono da enduro sono la categoria di moto con le quali ne ho fatti decisamente meno di chilometri! Un anno e mezzo e sono qui, tra questi simpaticissimi pazzi! Certo non competo con i piloti “veri”, io sono un “promo”, una categoria che sembra fatta apposta per l’amatore che vuole avvicinarsi alle gare, per curiosità o per valutare le proprie capacità in prospettiva delle successive edizioni. Il mio caso è certamente il primo, alla mia età ambisco solo a divertirmi e devo dire che mi sono divertito tantissimo, riuscendo tra l’altro a non farmi troppo male e a non demolire la motocicletta.
Tabella 834, partiamo alle 9.42. La moto è al parco chiuso e la ragazza che ne è a guardia già mi odia. Partirà? Non sono pochi quelli che rischiano di rimanere al via oltre il loro minuto di partenza, per lo più quelli con solo avviamento a pedale. Finalmente la prelevo e subito controllo la pressione delle gomme: bassa. Tra 3 minuti devo partire e sono lì che vado di pompa!
In un minuto e mezzo prendo il controllo dei comandi, giro la chiave, guardo i miei compagni di partenza (Stefano lo vedo pronto) e mi concentro. 5, 4, 3… i motori si accendono e siamo partiti!
Primo ingresso al fettucciato e litigo con il pulsante delle mappature. Non mi vuole dare la 2, quella dolce, che poi non l’ho mai provata fuori dall’asfalto perché sto pulsante l’ho montato martedì. Fatto sta che parto con la 1 richiamato dal commissario di gara perché sto facendo perdere tempo prezioso. Affronto il fettucciato cercando solo di rimanere in sella, il mio allenamento in questo tipo di prove è pressoché nullo. Stefano che partiva dietro di me mi raggiunge e mi passa, sicuramente l’ho anche rallentato. Torniamo sull’asfalto e iniziamo il nostro primo giro. La prima parte è abbastanza scorrevole e mi ritrovo in mezzo ad un gruppo di miei pari; Stefano tiene da subito un ritmo alto, provo a seguirlo ma sto forzando e prima del primo controllo orario lo lascio andare.
Ho bisogno di più tempo per prendere il giusto ritmo e la giusta confidenza col percorso. Al CO arrivo al minuto esatto, non mi posso riposare ma quantomeno non ho preso penalità. I tratti di fiume che seguono diventano sempre più duri e ho difficoltà a “galleggiare” sulle grosse e tonde pietre dell’ultimo tratto dove prendo anche una brutta caduta. Si passa tra le serre in mezzo a cani che abbaino e agricoltori che guardano basiti.
Sabbia! Si arriva fino al mare e ci si infila sotto un ponte finendo tra le canne su un percorso largo un metro. La sabbia è rossa e soffice, sembra di correre dentro l’oasi di Ksar Ghilane, peccato che ci arrivo massacrato dal tratto precedente.
Finalmente la prova di enduro: goduria! E’ divertentissima. Di colpo il pubblico, c’è più gente che al fettucciato e fa bene, questa è molto più spettacolare da seguire.
Arrivo stremato a fine giro. Uscendo quasi morto dalla sabbia pensavo di ritirarmi, che un altro giro non era possibile in queste condizioni, ma la prova di enduro ha risollevato il morale! Vai a capirci cosa…
Ad ogni modo ho 6 minuti di ritardo. Per me nessun riposo di fine giro, bensì un vero è proprio “pit-stop” a tempo record! Io e Stefano possiamo contare su Concetto Arena che è arrivato fin qui apposta per darci il suo appoggio, Luigi Castro, mio fratello Marcello, Daniele e naturalmente la vera vittima di tutto ciò, Stefania. In tre mi riempiono il serbatoio mentre mi scolo mezzo litro d’acqua senza neanche togliermi il casco. Stefano è ok. Olio alla catena? Vai!
Al secondo giro finalmente ho carburato, mantengo un ritmo conservativo ma più alto, prendendo anche dei rischi su scaloni improvvisi dai quali volo a ruote bloccate e il casco bianco di terrore. Le fiumare però mi spezzano, la mia moto rimbalza da tutte le parti. Oramai sono in lotta col cronometro per non finire fuori tempo massimo.
Al secondo pit-stop ho quasi le visioni, ma ci sono e voglio finirla. Sono già tanti i ritirati in questa gara, che molti dei piloti di alta classifica giudicheranno come dura e lunga, ma a me non interessa per nulla, la mia sfida è solo contro di me. Vado.
Il mio terzo giro è il migliore. Ovviamente non parlo dei tempi in fettucciato, ma del percorso. Ho crampi in partenza su ogni coscia ma adesso mi diverto ancora di più. Sono solo e questo rende tutto più facile. In mezzo ad una pietraia trovo un concorrente piegato a terra accanto al suo KTM, capisco che si tratta di una caduta ma non mi rendo subito conto di chi si tratta: è Stefano! Trovarlo a terra vomitante e con crampi agli addominali era l’ultima delle ipotesi. Aspetto per vedere se si riprende, lo invito a continuare con me ma non ce la fa, si ritira, io proseguo.
In realtà dopo qualche minuto è risalito in sella ed è arrivato al primo dei CO ma poi non se l’è sentita di scendere in fiumara. Sicuramente ha fatto la scelta più sensata.
Oramai ho imparato a rimbalzare (galleggiare è un’altra cosa) sulle maledette pietre di questa fiumara. Sulla sabbia lascio strada a Gaetano Scuderi e a tutti gli altri dietro: tengono un ritmo impossibile. Poi ne agguanto un paio e mi metto a seguirli verso la mia ultima prova di enduro. Idea geniale! Sarò stato a 70-80 km/h quando centro un masso alto 20 centimetri e mi ritrovo a volare malamente contro il terreno. Mi riprendo ma perdo tempo a sistemare la moto.
Alla prova di enduro ci arrivo tardi. Hanno già chiuso definitivamente il terzo giro e uno dei “big” è già dentro. Non so quanto sia corretto non farmi entrare, non ha alcuna importanza, di certo non voglio penalizzare nessuno di quelli che corre per inseguire un risultato in classifica e dichiaro immediatamente la mia disponibilità a saltare la prova (calmando i tanti animi che inutilmente si stavano scaldando, a cominciare proprio dai commissari di gara…).
Arrivo così al controllo di fine gara in orario (ma avendo saltato l’ultima speciale), consegno il mio cartellino e lascio la moto al parco chiuso. Aver saltato l’ultima prova per imposizione è un’amarezza insignificante in confronto alla felicità di aver concluso la mia corsa. La prima!

La mia posizione in classifica finale è ritirato per aver saltato l’ultima prova di enduro.

Sento la vera necessità di ringraziare quanti ci hanno aiutato a compiere questa piccola impresa e soprattutto Concetto per quanto si è prodigato per noi anche prima della gara. Un grazie anche ai ragazzi del M.C. Sicilia che ci hanno dato una mano il sabato. Infine ho il dovere di ringraziare Vito e Lucia di Mototecnica, sponsor di Siciliaemoto, che con affettuosa amicizia e tanta pazienza hanno giocato un ruolo fondamentale affinché tutto ciò avvenisse, dandoci anche informazioni e consigli.







Google
 
Web www.siciliaemoto.it


Sviluppato da Tekno Solutions