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Etna e scirocco |  di Davide Canepa |
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L'invito aperto di Filippo per una serata a Catania giaceva nella memoria da troppo tempo.....
E lo sfottò di Arturo era stata l'occasione giusta per partire...
Così sabato mattina mi dedico un po' ad Attila, molto trascurata ultimamente, non prima di aver archiviato il Bombardone in box (mi piange il cuore vista la giornata da pieghe-paura...) e mi godo uno splendido pranzetto in veranda approfittando del clima insolitamente mite, dopo la bufera di scirocco dei giorni precedenti...
Alle 18 saltiamo in sella, giumbotti nuovi da testare, rapido calcolo della benza e decido per la sosta a Scillato e successiva tirata fino a Catania, la temperatura è assolutamente incredibile e viaggio con i soli jeans senza avvertire alcun fresco, in questa sera illuminata da una luna piena che si specchia sul Tirreno per poi far capolino tra le montagne non appena pieghiamo verso l'interno.
Sosta benza e poi via, nel buio non troppo buio illuminato dall'astro degli innamorati, con Esmi avvinghiata alla schiena, i cartelli scorrono veloci come fantasmi e i km scivolano sotto le ruote della mia vecchia motocicletta, caparbia nel suo incedere tranquillo e determinato. Romba possente nelle gallerie, buca la notte con i suoi faretti da furetto e poco prima di Catania, mentre mi volto a sinistra nella vana ricerca della sagoma del vulcano, una luce a destra proietta per un attimo sul guardrail l'ombra di una motocletta in corsa, spettacolo tanto suggestivo quanto subitaneo... poesia...
Catania. Sosta benza per essere pronti l'indomani, poi dritti da Filippo e Pina, che ci accolgono come sempre con il più grande dei sorrisi. Scarichiamo la moto, togliamo l'imbottitura alle giacche (si sarebbe potuto togliere direttamente le giacche visto il caldo che fa) e poi via in centro, a piedi, in questa città che amo visceralmente come la mia Genova e l'ormai mia Palermo.
E finalmente la cena, gli amici, la tavolata ridanciana, l'attesa per chi non si presenterà e poi solo rumore di mascelle intente a tritare, bere, deglutire, ridere e scherzare... sono ormai le due quando rientriamo a casa di Filippo e Pina ma la notte è ancora giovane e quattro chiacchere attorno al tavolo, tra sigari e cognac, ci conducono al letto che sono quasi le quattro.... curioso come l'indomani mattina la sveglia alle 7:40 risulti un po' pesante.... !!!
Ma Arturo è stato chiaro e sappiamo bene che è altrettanto preciso... ed infatti sono le 8:30 spaccate in punto quando sento il citofono suonare, ci fiondiamo in cucina a far colazione, su le giacche con l'imbottitura e si parte, verso le nove, destinazione quota 2000... ci arriveremo?
Arturo danza tra le auto del traffico catanese e su per le ripide salite sento la ruota di Attila un po' giù di morale, approfitto di un distributore aperto, ecco, adesso è la mia motina, vai... usciamo da Zafferana sulla mitica SP92 un po' sporca di foglie e bagnata, con molta prudenza comincio a salire e l'effetto jeans fa il suo dovere, evito di fare il pirla... però man mano che guadagnamo quota la situazione migliora... l'asfalto si fa abrasivo... asciutto... e non fa freddo....
Arturo ed i suoi 140cavallini sono scomparsi da molti minuti quando inizio a prendere le misure alle prime curve serie, belle rotonde, totalmente a vista... e curva dopo curva si piega, Esmi mi si avvinghia come una cozza alla schiena, traiettorie dolci ma decise e giù, sempre più giù... attorno a noi i colori dell'autunno fanno scintilalre di rosso e di giallo i rami degli alberi, colori vividissimi sopra i mille metri, cielo azzurrissimo come solo in quota sa essere e il bianco della neve che screzia la cima nera e fumante del vulcano sono il contorno a questa salita di pura gioia motociclistica....
L'ultimo kilometro si rallenta, c'è sempre sabbia a terra dopo il bivio per Nicolosi e sarebbe da deficenti sdraiarsi qua, il sorriso occupa ormai stabilmente tutto lo spazio tra un orecchio e l'altro, sono le 10 precise quando "atterriamo" sul piazzale a quota 2000 (in realtà sono un po' più di 1900), davanti al solito bar peraltro chiuso, in mezzo ad altre moto di ogni tipo e categoria. Ci togliamo le giacche e ci svacchiamo al sole, ci saranno una ventina di gradi, il cielo è di un blu spettacolare e le poche nuvolaglie sono... sotto di noi!!!
E tra un mese è Natale....
Caffè, chiacchere, parole, alla fine bisogna salutarsi. Arturo scende verso Nicolosi per essere più velocemente a casetta, noi invece torniamo verso Zafferana, da dove siamo saliti, meno smanettoni e più panorami da fotografare ma soprattutto... devo portare Esmi sulla Mareneve!!!!
E così discesa tranquilla, per non stressare quel che resta dei due dischi freno abbondantemente al disotto del limite minimo di spessore, e con frequenti soste fotografiche per cercare di immortalare un autunno spettacolare, poi un po' di danza tra Zafferana e Milo e.. la Mareneve!!!!!!
Pista numero due degli smanettoni dell'Etna, più tortuosa e lenta rispetto alla SP92 ma altrettanto panoramica, saliamo piegazzando nuovamente ma sempre godendoci i paesaggi.. quando ecco che quasi in cima un cartello ci mette in guardia: sabbia vulcanica sulla strada! Ed infatti, poche curve dopo, game over! La strada è totalmente coperta da uno straterello di finissima sabbia nera sulla quale non è assolutamente il caso di inclinare la moto pena una certa e rovinosa caduta.
Che fare? Beh, domanda del piffero, amen, si va piano ma la strada ormai è decisa!!!
Così saliamo lentamente fino a Piano Provenzano, luogo inquietantemente seppellito dalla colata del 2002 ed in lenta ricostruzione, poi giù verso Linguaglossa per la pappa. Discesa lentissima per la continua presenza della sabbia, per lunghi tratti lascio cadere la moto in prima senza neppure sfiorare i freni, guido come quando d'inverno attraversavo l'Appennino innevato e noto con piacere che certi meccanismi sono ancora buoni, la moto di tanto in tanto scivola un po', scarta di lato ma i sensori "a gluteo" sono ancora efficienti e le correzioni subitanee...
Arriviamo in fondo alla pista e finalmente possiamo sederci a tavola, studiando un tragitto per il ritorno che ci faccia arrivare su un'autostrada prima del buio.. purtroppo il clima da questo lato è un po' nuvoloso, non piove ma le nuvole sono attorno agli 800 metri pertanto so già che dovunque svalicheremo i Nebrodi ci troveremo nella nebbia... alla fine la decisione è semplice, la via più breve verso nord, verso la costa tirrenica! E così ripartiamo sull'infida sabbia che ci accompagnerà ancora a lungo, fino a quando effettivamente non inizieremo a danzare sulle splendide curve della Statale 185 di Portella Mandrazzi...
Curve, un susseguirsi turbinoso di curve, tornanti, curvoni, curvette... peccato che la visibilità in alto sia compromessa dalla nebbiolina, nulla di paragonabile ai ricordi delle nebbie padane ma certo non è il caso di fiondarsi a velocità warp, quindi cerco la danza rotonda, senza frenate, le traiettorie più fluide per non spaventare Esmi che inevitabilmente da passeggera indovina le curve dopo che io le ho già impostate... svalichiamo nel bosco più bello dei Nebrodi e precipitiamo letteralmente a valle mentre l'oscurità si fa avanti... è una sfida a chi arriva prima che finisce... in pareggio!
Quando è buio infatti siamo in fondo, qualche deviazione alla ricerca del casello, un pieno di benzina e poi un rilassante e tranquillo rientro, sul filo dei cento, contando mentalmente le infinite curve fatte dal mattino, ripensando ai paesaggi, alle sensazioni più belle per fissarle definitivamente nella memoria e farle diventare ricordo, esperienza, vita!
Ma una sorpresa ancora ci manca, in questa incredibilmente calda serata, ed è lo scirocco. La bufera di vento dei giorni passati si sta riattizzando e questa autostrada, scavata tra altissimi viadotti e lunghissime gallerie, ne è preda al pari delle "mie" autostrade liguri, dove ho imparato a guidare.
Esperienza utilissima quando ogni viadotto sembra un frullatore che sbatacchia la moto a destra ed a manca, ma Attila ne ha preso tanto di vento e so come si comporta... dondola un po' e se ne fotte!
E così, a gas aperto ma non troppo, sbatacchiati ma sicuri, arriviamo finalmente a casetta, non prima però di esserci goduti una bella cenetta all'ormai solita trattoria. Stanchi, stanchi per la dozzina d'ore in sella, stanchi per la tensione della guida sulla sabbia e controvento, stanchi ma felici, ce ne stiamo dieci minuti in veranda a rilassarci.
Attila crocchia vicino a noi tutta coperta dalla polvere vulcanica, nera sul nero, segno del fuoco che lei, come il vulcano, portano dentro. Da una vita. Per una Vita!