Ogni regione d’Italia ha alcune strade che entrano nel cuore, mete assidue per la gente del luogo e ricordo essenziale di un viaggio per chi viene da fuori. La Mareneve è una di queste, ma – consentitemi – è anche di più. Non fosse altro perché si snoda sul fianco del più grande vulcano attivo d’Europa, regalando paesaggi assolutamente unici e ovviamente diversi a seconda della stagione.
Sinuosa come un serpente, assomiglia più ad una strada di collina che di montagna, sebbene superi ampiamente i 1500 metri. Difficile stabilire quale sia l’inizio e quale sia la fine, per quanto ad una sua estremità sia ben leggibile la dicitura “start” sull’asfalto; è una questione di gusti e di provenienza. La Mareneve collega Linguaglossa e Fornazzo (e quindi Milo e Zafferana), essendo così un’alternativa alla SP 59 (di cui parlo ) almeno per quanto riguarda questo tratto, con la differenza però che la 59 si svolge quasi interamente ad una quota di 750 metri circa.
Dividendola mentalmente in due parti, quella sud sale più dolcemente; da Fornazzo si alternano attraversano boschi e lave risalenti a periodi diversi che regalano paesaggi lunari di indicibile bellezza e fascino. Quando si è ormai raggiunta la sommità del percorso, una deviazione porta al Rifugio Citelli (m 1741) da cui si gode un bellissimo panorama sulla valle dell’Alcantara, fino a Taormina e oltre, al profilo della Calabria, nelle giornate più limpide.
Poco prima della deviazione del Citelli, un cartello seminascosto dalla vegetazione indica il breve sentiero per la Grotta dei Ladroni, una delle poche raggiungibili in modo estremamente facile da chiunque.
L’altra metà si arrampica in modo molto più violento una volta raggiunta il limite dell’area del Parco dell’Etna da Linguaglossa; sono undici i chilometri di curve e tornanti stretti che portano infine al Rifugio Brunek. Ancora un paio di chilometri e si raggiunge la deviazione per Piano Provenzana (m 1810), dove una volta vi erano gli impianti sciistici distrutti dall’eruzione del 2002. L’uomo comunque pare non volersi arrendere neanche davanti ad un vulcano e le bancarelle per turisti sono tornate poco lontano da quelle bruciate e sepolte dal mare nero che si è riversato in questo canalone.
Ogni domenica, in qualsiasi stagione, centinaia di turisti e decine di autobus percorrono la Mareneve, i siciliani vi passano giornate di svago con la famiglia o con gli amici, i motociclisti si lanciano nel toboga che porta al Brunek e qui vengono accolti da Michele, con un caffè o un grappino. Insomma la Mareneve di oggi è un regalo ai siciliani e al mondo che speriamo mantenga i suoi fragili equilibri per molto tempo ancora.
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