Quando tutto va diversamente da come lo prevediEmilianoSono le 5.30 di venerdì pomeriggio, ho preso un’ora di permesso per riposarmi qualche minuto prima di partire e sono immerso nei miei pensieri quando entra Stefania a farmi la sorpresa. E’ venuta a salutarmi lei qui, per avere qualche minuto in più noi e per aiutarmi negli ultimissimi preparativi (oltre che per portare il cibo per me e Stefano per l’intera giornata dell’indomani). Mi carica di tutto l’abbigliamento e mi saluta. L’Africa Twin mi porta in garage, ma stavolta monta gomme stradali: è un passaggio di testimone, questa è la volta del TTR. Lei mi aspetta già pronta e parte subito. In cinque minuti arrivo da Stefano, Andrea aspetta sotto al portone. Ci salutiamo e attendiamo che il mio compagno di viaggio appaia. Dopo una ventina di minuti si presenta grondante di sudore e quasi ansimante, ma in sella alla sua bellissima EXC 450. Spiega di aver fatto su e giù dal garage a casa sua tre volte vestito di tutto punto dimenticandosi sempre qualcosa. Fatto sta che partiamo alle 7, dopo aver fatto benzina sotto al faro di Catania, con la luce del tramonto. Ci aspetta un'interminabile traversata autostradale della Sicilia fino a Bagheria. Le luci di posizione dei fari posteriori si accendono a turno, spero che non ci mettano sotto, partiamo. Arriviamo provati e infreddoliti. Dopo Caltanissetta il freddo è stato veramente troppo e solo la giacca antipioggia ci ha permesso di farcela, ma sono oltre le 10. Davide ed Esmeralda ci aspettano per cena, ma non sono soli; con loro c’è Alessandro e poco dopo arriva Paolino sul suo nuovissimo bolide Aprilia. La serata scorre allegra tra i racconti di tante storie e altrettanto vino. Di scendere in città non se ne parla proprio, s’è fatto tardi e la tiriamo ancora un po’ prima di metterci a dormire. L’indomani mattina la sveglia è di quelle dure, soprattutto per i nostri ospiti, che non hanno la “forza del viaggio” a sorreggere i loro corpi. Arriviamo in ogni caso puntuali al porto, il primo scoglio è stato superato e mi sento più leggero. “Se deve succedere qualcosa che sia in Tunisia!” è la frase che ripeto sempre, convinto che solo al perdere il traghetto non si può porre rimedio. Quanto mi sbaglio! Ma lo scoprirò presto… Ci imbarchiamo insieme a due simpatici bmw-isti che faranno un giro completamente diverso dal nostro. Siamo i soli motociclisti del traghetto fino all’arrivo di un’altra coppia su un GS. Noi corriamo a piazzarci sul ponte più alto tra sole e ombra. Stefano aveva il compito di prendere il posto migliore mentre io tentavo di ridurre i rischi per le moto, quando lo trovo è con tre sedie ma nessuna sdraio. Sono davvero tutte legate, io però non demordo e vado anche a chiedere dolcemente il favore alla signora del banco informazioni. Ma niente da fare. Non mi arrendo lo stesso e alla fine riesco a trovare una colonna di sdraio non legate. Ne prendo una e la porto da Stefano indicandogli dove può trovare la sua, quando torna però dice che era rimasta solo quella lordissima che si porta appresso (evidentemente qualcun altro mi ha preso ad esempio). Ci vogliono un bel po’ dei fazzoletti imbevuti che il buon igienista ha aggiunto al suo bagaglio per rendere di nuovo bianco il suo giaciglio. La giornata a bordo è lunghissima ma passa comunque, per quanto non ci siamo praticamente mossi dal ponte 9 fino al tramonto, quando, vestiti da marziani, andiamo a cercare infruttuosamente Patrick, il primo ufficiale, per l’invito a visitare la sala comandi. Finiamo seduti ai tavolini del salone bar. L’arrivo a Tunisi e le solite formalità doganali sono una liberazione; durano quanto durano, ma comunque sono mediamente molto meno lunghe per i motociclisti in regola con i documenti. Sembra che sulla rete corrano voci che si debba pagare una congrua mancia per passare indenni la frontiera o quantomeno per liberarsene velocemente, voglio quindi sottolineare che ciò non è assolutamente vero e la cosa più facile che può accadere sarà l’aver fatto un bel regalo ad un tunisino che così andrà a letto molto più contento. Non che questo sia poi sbagliato per forza, ma ci sono modi migliori di fare beneficenza in questo paese. Dopo brevi file a tre o quattro box differenti per ottenere tutte le carte e i bolli necessari, usciamo sul piazzale antistante la dogana in un tempo relativamente breve, tanto da doverci comunque ritenere fortunati. I nostri stomaci reclamano cibo e l’albergo ci aspetta. Accendiamo le moto e andiamo a fare bancomat. Il lungo nastro d’asfalto ci porta dolcemente fino al disordinato traffico della capitale dove prendiamo la nostra stanza. Il tempo di una doccia è certamente troppo per tre poliziotti che hanno fatto da guardia alle nostre moto. Portiamo immediatamente le bimbe nel parcheggio interrato promettendo di non farlo più e ci infiliamo in un pub “alla tunisina”. Finalmente harissa! StefanoDopo tutti i preparativi il giorno della partenza è arrivato........si parte giorno 3/4/09. L'appuntamento è sotto casa mia alle 18.30, dove si presenta per salutarci pure il caro Wallace che ci fotografa pronti per partire!! Prima sosta all'agip della plaia per pieno benzina e sigaretta prima di imboccare la ct-pa, il freddo lungo la strada si fa sentire presto difatti sotto Enna sosta, dove ci metteremo la giacca antipioggia, e menomale perché dopo farà ancora più freddo. Abbastanza infreddoliti intorno alle 22 arriviamo a Bagheria dove ci attendono 2 simpatici amici di Emiliano che gentilmente ci offrono una bella cena e un letto per dormire! L'indomani sveglia alle 7.30 che il traghetto ci attende, facciamo colazione e alle 9 usciamo di casa diretti al porto di Palermo dove, dopo il controllo dei passaporti, ci mettiamo in fila per l'imbarco! Il viaggio in nave di giorno sembra non finire mai, per fortuna troviamo 2 sdraio ( pulite accuratamente con le salviettine, soprattutto la mia che era particolarmente sporca) in cui staremo per buona parte della traversata ad arrostirci al sole e spostandoci qua è là per il ponte per trovare il giusto equilibrio tra sole e vento che era abbastanza fresco e violento in alcuni punti, sulle sdraio consumeremo pure il nostro pranzo a sacco preparato da Stefania. Dopo circa 11 ore di navigazione la nave attracca al porto di Tunisi dove ci attende qualche fila per i vari controlli passaporti, documenti moto e timbri vari.....cmq dopo un'oretta finalmente usciamo dai cancelli del porto dove ci fumiamo una sigaretta e usciamo i GPS che avevamo nascosto per i controlli della dogana! Verso le 23.30 siamo al nostro hotel a Tunisi, già conosciuto da Emiliano, il Salammbo! Dopo esserci sistemati e docciati usciamo per cenare, dove proverò l' Harrissa tanto nominata da Emiliano, dopocena giro in notturna alla Medina......forse non tanto consigliabile, ma visto che l'indomani non avremmo dovuto avere il tempo........ma il destino crudele volle.......ma questo è un altro giorno. EmilianoL’indomani un ultima controllatina al KTM di Stefano che la notte sembrava non voler finire di pisciare benzina e in pochi minuti siamo già su strada. L’impossibile si presenta subito, abbiamo fatto si e no 15 km e superato l’agglomerato di Mourouj quando ci imbattiamo in un mercato all’aperto di auto usate. Qui chi vuole viene a vendere la propria auto o a cercare un’occasione. Noi troviamo l’appuntamento con un suv che, fermo oltre la carreggiata, decide di partire proprio quando arrivo io per cimentarsi niente meno che in un’inversione di marcia “a U”, fermandosi esattamente di traverso, perché sopraggiungono automobili in senso opposto! Tutto è inutile, la pioggia ha reso il fondo stradale una sottile melma fangosa e il TT-R si schianta inesorabilmente contro la ruota del pesantissimo bestione mentre io gli scivolo giusto dietro. Mi rialzo incredulo, il tutto sarà durato tre secondi e adesso tra me e la mia moto c’è un’automobile. Stefano era dietro e ha avuto il tempo di fermarsi, osserviamo terrificati la pozza di olio che riempie l’asfalto. Con orrore constatiamo come il fodero si sia spezzato di netto e l’ammortizzatore dentro si sia piegato. Anche le piastre si sono spezzate! Dal rubinetto del serbatoio fuoriesce benzina. Il mio TT è assolutamente zoppo, grondante sangue per terra. Io e Stefano ci guardiamo. E’ tanto incredibile che mi sia successa una cosa del genere che ho difficoltà a realizzare. Eppure bisogna darsi verso e solo io posso immaginare come muoversi qui, mando quindi Stefano a chiamare un poliziotto e tengo compagnia al mio investitore. Alla fine la polizia arriva e la faccenda va sbrigata al gabbiotto sulla rotonda, nel centro del mercato di auto usate, in cima alla strada fino a dove mi tocca spingere la moto. Qui arriva Adnen, il figlio del mio investitore, con lui e sulla macchina del misfatto andiamo a denunciare l’accaduto all’ufficio di polizia responsabile della zona. Passano lunghe ore, ma è solo l’inizio del calvario. Quando ritorniamo alla rotonda il K di Stefano è ormai l’articolo più interessante di tutto il mercato. Ho sbrigato le carte dell’incidente ma il peggio viene adesso. Un ragazzo ci indica un meccanico a Mourouj che sembra lavori presso un’officina Yamaha di Tunisi e sarebbe quindi in grado domani di recuperare una forcella che mi permetta in qualche modo di proseguire. La scelta è di quelle difficili: faccio recuperare il mezzo dall’assicurazione o lo affido a questo povero sconosciuto di un villaggio periferico e popolare di Tunisi? Adnen, che si rivelerà sempre più una persona piena di sincere buone intenzioni, si dice fiducioso e mi assicura che non ho niente da temere, io penso a Stefano e a tutti i sacrifici che ha fatto per potersi permettere quest’avventura e so che quella di lasciarla a casa di questo meccanico è l’unica speranza di poter proseguire con la mia moto. Così sarà. Oggi è domenica, domani mi dev’essere consegnata o almeno così speriamo. Torniamo in albergo con un taxi pagato da Adnen, ci darà notizie appena ne avrà. L’indomani mattina lo passiamo a gironzolare tra mercati, bar e negozi della medina, poi, proprio prima di addentare un kebab, il telefono suona, ma sono solo brutte notizie. Stefano06/04 Sveglia alle 7.30 entrambi carichi di entusiasmo facciamo colazione, carichiamo le moto e partiamo da Tunisi direzione Nefta, circa 500 km. Usciamo dal centro di Tunisi facciamo il pieno e poco dopo lungo la strada in un quartiere chiamato Moruj incontriamo una fiera di automobili, di conseguenza viaggiamo a velocità molto moderata, Emiliano mi precede, senonché dal lato della strada un tunisino rincoglionito con un Nissan terrano decide di fare un inversione a U per mettersi nella corsia opposta ma invadendo la nostra corsia e fermandocisi giusto qualche secondo prima che passasse Emiliano, il quale cerca di frenare, ma appena tocca i freni la moto scivola (l'asfalto era bagnato e con uno strato di fanghiglia) senza nemmeno rallentare, anzi forse prendendo velocità d'inerzia e andando a urtare rovinosamente con la ruota anteriore contro la ruota posteriore del terrano mentre Emiliano scivolava verso destra e quindi fortunatamente evitando l'impatto col fuoristrada. Io mi sono visto tutto da dietro, subito ho visto Emiliano rialzarsi mentre io posteggiavo la moto, mi ci avvicino e mi dice che sta bene e là ho tirato un sospiro di sollievo, poi lo sguardo cade ovviamente sulla moto e entrambi vediamo a terra olio, è già iniziano le bestemmie in tutte le lingue e religioni conosciute,.........il povero TT gli hanno spezzato una gamba!??.....forcella ed entrambe le piastre spezzate...........ma che sfiga......da non credere! A quel punto scatta un'abbraccio di conforto tra me ed Emiliano, ancora increduli e con l'entusiasmo della mattina spezzato. Emiliano ferma il tunisino che pareva quasi se ne volesse andare, io nel frattempo vado a chiamare uno sbirro, che non ho capito bene a cosa sia servito, sicuramente molto più utile il figlio dell'investitore anche lui arrivato sul posto, persona veramente molto onesta e gentile che ci ha aiutato nei vari problemi sorti dopo questa disfatta. A quel punto Emiliano spinge la moto al centro della fiera, e la posteggia accanto al casotto della Polizia, dove attenderò anch'io il tempo che lui và a fare il cid! Passano almeno 2 ore prima che Emiliano sia di ritorno, tempo in cui io divento l'attrazione della fiera, tra foto a me e alla moto, tra chi voleva comprare la moto, e in mezzo a discussioni alcune molto poco comprese. Alla fine Emiliano è di ritorno, abbastanza rassegnato. Adnen, il figlio dell'investitore ci aiuta a trovare un mezzo per trasportare la moto presso un fantomatico meccanico che a suo dire lavorava alla Yamaha.....bah, cmq ci dice che per 350 dinari, circa 190 euro, avrebbe sistemato la moto, beh, abbastanza increduli e dopo qualche tentennamento, Emiliano decide di lasciare la moto a questo "meccanico", così io con la moto ed Emiliano col taxi insieme ad Adnen torniamo all'albergo di Tunisi, il Salammbo, che avevamo lasciato la mattina. Sconsolati ci toccherà assupparci raiuno, che era l'unico canale visibile, almeno per noi! EmilianoIl TTR è sostenuto da un mattone e con tutto l’avantreno smontato. Il meccanico ci mostra il gambale con il fodero spezzato, tra le tante cose che aveva immaginato c’era pure di cambiare solo questo lato della forcella con qualcosa di “equivalente”! Fortuna mia che non l’ha trovato… Comincia una lunga discussione per il ritiro del mezzo. Sono momenti difficili, chiudo le porte ad ogni possibilità di continuare con la mia moto ma saranno anche tanti i problemi che ciò comporterà. Il primo è proprio quello del dialogo con l’assicurazione, continui rimpalli con l’Aci e i vari omologhi locali. Sembra quasi solo merito di Adnen se al tramonto arriva un mezzo di soccorso. Alla fine del viaggio fino a Palermo, un buon 50% delle “spese vive” causate da questo incidente corrispondono alla voce “ricariche telefoniche per parlare con l’assicurazione”. La moto intanto viene trasferita presso una fantomatica officina di un negozio Yamaha a La Marsa. Noi invece siamo bloccati in questa stanza di albergo senza poter fare granché. Ancora non si è capito come e chi provvederà al rimpatrio del mezzo, dato che è ormai sicuro che non esiste una forcella di TT-R in tutta la Tunisia. Nei due giorni che seguono si fa sempre più chiaro che devo sbrigarmela da me, le clausole sul contratto di assistenza dell’assicurazione sono fatte apposta per abbandonare il cliente nel momento del vero bisogno. Così vado a visitare questa officina Yamaha, ma la mia è l’unica moto (anche se poi arriverà pure un 748..) oltre ad quad 700 Yamaha. Poi ci sono solo grandi automobili e suv che hanno subito grossi incidenti. A dire il vero, considerando gli standard tunisini, questa è un’officina seria, con meccanici competenti, il titolare è un motociclista lui stesso e comprende la mia situazione. Lui e Adnen, sempre presente e gentilissimo tanto da aver abbandonato ancora una volta i suoi impegni ed averci prelevato a Tunisi, sono molto stupiti dal trattamento riservatoci dall’assicurazione; gli europei e gli americani (Adnen ritorna da anni di lavoro in Canada con tutta la famiglia per aprire una sua attività qui), dicono, sono generalmente assistiti molto meglio. Ancora una volta dobbiamo aspettare il tramonto affinché la “furgonetta” si presenti per trasportare il TT a casa di Adnen dove dormirà al sicuro fino a sabato, quando verrà portato in qualche modo fino al porto. Stefano07-08/04/09 Questi sono i 2 giorni in cui siamo rimasti bloccati a Tunisi a causa dell'incidente, nei quali si cercano di risolvere i problemi per riportare la moto a casa. La mattina del 7 ci facciamo un giro della Medina dove compriamo 2 souvenir!.....il tutto in attesa di notizie della moto, immaginate lo stato d'animo di Emiliano pensando alla sua moto lasciata a casa di quel tipo; per fortuna che c'era Adnen che avrebbe contattato questa specie di meccanico per darci notizie, e la sua chiamata non tarda ad arrivare, cosicché verso l'ora di pranzo, un attimo prima di addentare i nostri kebab, chiama per dare ovviamente brutte notizie, ossia che non si è trovata la forcella uguale, forse ce n'era una simile ma sarebbe costata ancora di più, insomma quanto basta per far passare ad Emiliano, per quanto fosse possibile, la già non fiducia che aveva verso questo tipo (il meccanico). Bene allora decidiamo di andarci per riprendere la moto, decidendo di far ritirare la moto dall'assicurazione per poi farla rimpatriare, ma qui ovviamente sorgono gli altri problemi, altrimenti che piacere c'è!?? Appena Emiliano decide di dire all'assicurazione che la vuole rimpatriata ( ovviamente spendendo lo schifo in telefonate intercontinentali) iniziano ad uscire le varie clausole riguardo al valore della moto rispetto al valore del rimpatrio, al fatto che si doveva portare ad un officina autorizzata Yamaha e se ci volevano più di 5 giorni per aggiustarla la rimpatriavano...che bordelli!!! Emiliano decide di tentare questa strada, e così dopo una lunga attesa arriva il carro attrezzi che dovrebbe portarla ad un'officina Yamaha. Torniamo a Tunisi, quel pomeriggio eravamo in macchina con Adnen che ci lascia vicino l'albergo. L'8, ossia il martedì decidiamo di andare ad informarci per un autobus così Emiliano sarebbe sceso verso il sud in autobus ed io in moto, solo che l'autobus ci stava mi sembra 10 ore e per evitare problemi per il ritorno decidiamo di rinunciare a quest'idea mentre nel frattempo ci viene l'idea di informarci per una macchina, mentre ci facciamo una passeggiata nel cimitero di Tunisi dove ci fumiamo un sigaretta in un posto tranquillo sotto gli alberi. Nel frattempo capiamo che la moto non l'avrebbero rimpatriata e si decide di trovare un posto dove sistemarla fino al sabato in modo da essere liberi quei giorni che ci erano rimasti. così chiamiamo ad Adnen e con lui andiamo all'officina dove c'era la moto. L'officina non sembra per niente un officina Yamaha, fortunatamente Adnen ci propone di lasciare la moto a casa sua e poi sabato si portava al porto e si spingeva sulla nave, é così abbiamo fatto, con un altro mezzo, un pick-up, si porta la moto alla Marsà a casa di Adnen. In tutto ciò Adnen ha un cugino che lavora in autonoleggio e s'informa per la macchina ma avremmo avuto la risposta l'indomani mattina. EmilianoCosì abbiamo messo un punto definitivo sulla mia moto, almeno fino a sabato. In qualche modo siamo più “leggeri” e liberi di proseguire, a qualunque costo. Ci siamo informati per gli autobus diretti a sud ma questo significherebbe per Stefano viaggiare da solo, e se lui non se la sente, anch’io non mi sarei tranquillo. Sul KTM non si può viaggiare in due, quindi il noleggio di una macchina è l’unica possibilità. Intanto è martedì sera, tolti due giorni di trasferimento ci rimane davvero poco tempo, ma almeno Stefano deve vedere il deserto! L’indomani ci alziamo con l’obiettivo di trovare una macchina e in un’oretta ci riusciamo. Abbiamo una Clio berlina nera e secondo me sarà proprio questo colore la causa dei continui stop ai posti di blocco: troppo “sospetta”. Del resto i turisti non vengono mai bloccati lungo le strade, io invece lo sarò puntualmente. Carichiamo tutti i bagagli nel cofano, Stefano si barda da endurista (tanto ha visto che per strada i pericoli sono sicuramente maggiori che fuori) e lasciamo il traffico della città. Ho la sensazione di “starci riprovando” mentre ci avviciniamo al punto del misfatto, ma oggi qui non c’è il mercato, non c’è proprio nessuno. E’ una lunga macinata di chilometri, con poche pause. La strada è abbastanza sgombra e riusciamo sempre facilmente a toglierci davanti i mezzi lenti. Ma è lunga e viaggiando sui 100 le ore passano. Stefano marcia tranquillo, io lo controllo continuamente dagli specchietti, sono nei fatti la sua scorta. Ora dopo ora la stanchezza si accumula ma quando arriviamo al chott lo spettacolo ripaga degli sforzi e la luce del tramonto rende il tutto ancora più magico. Ci fermiamo presso un bar nel mezzo della strada che lo attraversa sul lato nord e per un dinaro ci godiamo una bottiglietta di coca-cola. Il vento sospinge i tendaggi e mi accarezza i ricordi. Dov’è la mia moto? Anche stavolta non c’è verso di arrivare a Douz con la luce del sole. E del resto posso dire che l’atmosfera notturna di questo luogo ripaga ampiamente degli sforzi della giornata. Chissà come la sta vivendo Stefano… Giorno o notte, conosco Douz come le mie tasche ormai e punto dritto al Souq dove troviamo il nostro alberghetto. L’amico collaboratore del titolare rasta riesce a convincere Stefano per un giro sul K. Saranno minuti lunghissimi! Però fortunatamente torna e torna sana. Stefano09/04/09 La mattina ci svegliamo di buon'ora per cercare di recuperare al più presto la macchina, chiamiamo ad Adnen che ci richiama dopo un po’ dicendoci che la macchina c'è e di andare a prenderla in un ufficio dell'autonoleggio fortunatamente vicino a dov'eravamo. Sbrighiamo la burocrazia e prendiamo la macchina, una Renault clio berlina(!!?). Andiamo in albergo carichiamo i bagagli, mi cambio, prendo la moto lasciata al parcheggio e si parte!!! Ci aspettano 560 km di asfalto fino a Douz. Il viaggio è lungo e facciamo 3 o 4 soste lungo la strada per sgranchirci un po’ le gambe, spuntino lungo la strada con una scatoletta simmental ciascuno e le mie maltodestrine. Nell'ultima parte del tragitto attraversiamo il Chott, veramente uno spettacolo, è una strada asfaltata in mezzo ad un lago salato, la strada e costeggiata per quasi tutto il tempo da due piccoli corsi d'acqua, e poi una distesa immensa del nulla dove vedi solo un autobus piantato in mezzo al fango, penso ormai sia cementato li!! Lo percorriamo proprio a cavallo del tramonto, veramente suggestivo!!! Qui facciamo una sosta per qualche foto e sigaretta, e ci prendiamo pure una coca cola al cafè/souvenir shop! Ripartiamo da questa sosta che praticamente siamo al tramonto e ci aspettano forse un'altra cinquantina di km o poco più credo, e alla fine dopo aver attraversato qualche villaggio arriviamo a Douz abbastanza stanchi, troviamo il primo hotel economico, e scarichiamo i bagagli. Cenetta ad un ristorante dove Emiliano già era stato, ma come sempre in quella settimana non riusciamo a prendere un cus cus, è sempre finito!!! Cmq si cena e dopo mi tocca pure far fare un giro con la mia moto ad un tunisino che lavorava nell'hotel, ....cedo all'insistenza un po’ preoccupato ma fortunatamente torna con la moto intera!! EmilianoQuella che segue è l’alba del giorno più bello (almeno per Stefano) della nostra avventura. Di tutto l’immenso itinerario che ci eravamo organizzati, rimane spazio solo per la tratta più classica e sicuramente non la più tecnica. E però quanto darei per avere due ruote tassellate per lanciarmici dentro. Lo porto al piazzale di fronte al deserto, da qui sono partito io con l’Africa Twin verso Ksar Ghilane e questa volta tocca a lui, da solo. Non so quanto sia nervoso e quanto eccitato, sono troppo in tensione io per capirlo. Ho il terrore per quello che sto facendo: farlo andare da solo per un centinaio di chilometri in un ambiente che non conosce per nulla, munito solo delle mie tracce sul gps e di tutte le indicazioni e suggerimenti che riesco a dargli. Tutto questo mi mette un’ansia difficile da spiegare. So che mi riterrei responsabile di quello che potrebbe succedergli. E’ solo la coscienza di aver a che fare con un esperto endurista a dirmi di lasciarlo andare. Gli controllo l’attrezzatura, la camera di ricambio non va bene per come l’ha messa tra i lacci dello zaino (la perderà nei primi metri), e gli sgonfio le gomme. A momenti tremo mentre lo riprendo allontarsi e fare i suoi primi metri sulla sabbia del deserto. L’emozione è fortissima, lo vedo cercare la pista giusta, lo seguo allontanarsi fino a diventare un puntino, un granello di sabbia. Ormai è parte del deserto pure lui. Intorno a me tutto è silenzio. Raccolgo le mie cose ma potrei dimenticarmi di tutto, i pensieri si confondono. Mentre mi dirigo verso il distributore incrocio una decina di motociclisti che hanno tutta l’aria di stare andando ad infilarsi nel deserto dietro di lui. L’avessimo saputo o si fossero presentati prima alla partenza, ora sarei molto più tranquillo. L’asfalto per Ksar Ghilane sembra non finire mai. Sono tentato a prendere deviazioni su piste che so puntano verso la pipeline, ma non posso rischiare di distruggere questa tonnellata di lamiera nera che mi porta in giro. La pozza è sempre lì, immutata. Diverso è invece il baretto che aveva accolto me e Stefania quando arrivammo zuppi d'acqua e senza soldi dal deserto e non c’è neanche il mio amico tunisino a cui porto la foto che gli avevo promesso. Il legno e le stuoie sono state sostituite dal cemento e ha perso ogni fascino, allineandosi quindi alle altre costruzioni che circondano la famosa piscina di Ksar Ghilane. Mi porto con la macchina ai margini dell’oasi e mi siedo su un tronco a scrutare l’orizzonte. Il tempo passa inesorabile e pesante. Ogni minuto è un macigno che si appoggia alle mie spalle. Arrivano altri motociclisti, ma nessuno sembra aver visto il mio compagno. Sono quasi alla disperazione quando finalmente entra nell’oasi! In un minuto mi sento leggero come lo sono stato raramente. Potrei volare sulle dune! Rilassati e riposati, mostro a Stefano questo lato dell’oasi e ci informiamo per la notte. Decidiamo però che la nostra tenda merita di essere aperta. Così, dopo esserci alternati alla guida del suo K (grazie mille!!!) sul campo di dune tra l’oasi e il fortino, all’imbrunire allestiamo il nostro piccolo campo e consumiamo la cena al ristorante del campeggio. A dire il vero avevamo provato al solito posto lungo la pozza, ma ci volevano rifilare la fregatura. La notte scorre gelida, mi rigiro in continuazione, ma quando le gocce di condensa che mi cadono sulla faccia diventano insopportabili mi infilo in macchina e mi faccio un paio d’ore di sonno buono. Stefano preferisce godersi l’alba in compagnia di alcuni cani e gli insettacci schifosi che piacciono a lui. In effetti quando riprendo conoscenza e mi avventuro tra le dune guardando in basso non posso che scoprire un’infinità di tracce dirette in ogni direzione. Di notte dev’esserci stata parecchia confusione. Dopo qualche altro vagabondaggio tra le dune e diverse ore ammollo nella pozza, dopo aver trovato un corriere per la mia foto (spero sia arrivata!), diamo l’addio al deserto e iniziamo la nostra risalita. Il tempo è tiranno e la strada è lunga, soprattutto per un enduro 450 pronto-gara. Passando per Matmata, dove incontro lo stesso rompipalle che nel 2007 ci portò all’osceno Hotel Matmata e che anche stavolta rischia seriamente di esaurire la mia pazienza, scendiamo le montagne fino al mare di Gafsa dove prima del tramonto recuperiamo una stanza ad un prezzo onesto (previa ovvia contrattazione s’intende). Dal bagno viene un certo fetore di fogna, troppo per riuscire a fare una doccia. Lasciamo bagagli e moto e a bordo della “contrabbando-mobile” cerchiamo un ristorantino in zona di mare. Ne individuiamo uno perfetto, o quantomeno il migliore che offre la piazza, e facciamo fuori due calamaroni ripieni di verdure e spezie. Stefano10/04/09 Oggi è il giorno della mia traversata, purtroppo senza Emiliano, tra Douz e Ksar-Ghilane. Ci svegliamo di buon'ora per un giretto al mercato di Douz, il giovedì è il giorno del mercato. Dopo qualche rifornimento, soprattutto di acqua e sigarette, torniamo in albergo per prendere tutti i bagagli, mi vesto e partiamo, prima verso la stazione di servizio e poi Emiliano mi accompagna alla porta del deserto, praticamente c'è un arco con un anfiteatro che dà sul deserto, superi l'arco......e poi sabbia sabbia sabbia, stupendo. Ultimi controlli, Emiliano mi sistema la sua telecamera da casco, ci salutiamo e si parte, lui farà purtroppo via strada prendendo la pipe line per poi incontrarci all'oasi! Inizio prendendo la pista, inizialmente visibile, la moto và a meraviglia è vuole gas, dopo un po' di dubbi sulla strada nemmeno me ne rendo conto che guardo il tachimetro e sto toccando i 100, tant'è che decido di cercare di andar più piano perché forse essendo solo era meglio..........., ma cmq un'adrenalina pazzesca, la moto và come una scheggia sulla sabbia e anche le sospensioni rispondono molto bene. Dopo poco incontro il cafè du port du desert e quindi sosta, mi fermo qua circa mezz'ora, mi bevo 2 cokes mi fumo 2 sigarette e mi riposo all'ombra, e ho lasciato pure un bigliettino attaccato alla parete! Poi si chiacchiera un po’ che c'erano 2 coppie di italiani con 2 defender che andavamo verso Tembaine( posto dove saremmo dovuti andare con Emiliano). Verso le 12.30 si riparte e dopo, forse cinque minuti di strada, incontro il secondo cafè dove mi fermo solo per una foto e dopo 10 minuti incontro il terzo, il cafè du parc dove mi fermerò per un'altra coca e sigaretta, col tipo del cafè che mi trattiene facendomi vedere foto e cose varie! Bene, a questo punto la mia prossima meta è ksar ghilane, saranno un sessantina di km credo, ci dovrebbe essere la pista, ma se fino ad allora era ben visibile dopo il cafè du parc inizia scemare fino a perdersi(o forse l'ho persa io seguendo la traccia del GPS), da un lato non è buono ,ma lì credo sia stata la parte più bella, non ho incontrato un cane fino all'oasi mi fermavo, spegnevo la moto, e non si sentiva più niente, al massimo il rumore del vento, ti giri a 360 gradi e vedi solo sabbia e qualche arbusto rinsecchito e soprattutto appena ti fermi inizi a sudare ed è anche meglio non togliersi il casco forse. Incontro terreni diversi tra di loro, distese di sabbia con dune a tratti piccoline, a tratti più alte, e poi anche qualche tratto un po’ pietroso, e alla fine si arriva al campo di dune davanti a Ksar-Ghilane, all'inizio con dune medie e poi più piccoline, mortale, si naviga tra la sabbia!!!! Bene ad un certo punto s'inizia ad intravedere a tratti un gruppo di alberi all'orizzonte.....è ksar-ghilane! Da qui accelero un po’ il passo, per quanto sia possibile, poiché vi sono dune continue e non alte in cui non si riesce a tenere una velocità costante e poi mi voglio anche godere il mio avvicinamento all'oasi. Dopo poco arrivo e trovo ad aspettarmi Emiliano che appena m'ha visto l'ho visto risollevato, perché gli avevano fatto venire i sensi di colpa per avermi lasciato andare da solo! Ci riposiamo seduti in macchina, raccontando la mia traversata!! Dopo mangiamo un panino con tonno e l'immancabile harrissa, per poi di pomeriggio girare a turno per le dune attorno all'oasi, immaginate la voglia che poteva avere Emiliano! 11/04/09 Il freddo ci sveglia verso le 5.30 del mattino,...per quello che si è dormito, così Emiliano si fa 2 orette di sonno in macchina, mentre io, dopo aver resistito poco di più in tenda, faccio amicizia con dei cani dell'oasi. Più tardi Emiliano si sveglia e dopo colazione ci mettiamo a cazzeggiare intorno alle dune di ksar-ghilane, ovviamente a turno. Qui, mentre sta girando, Emiliano perde il telefono. Pessimista in partenza, decide di farsi un giro per cercarlo, ma niente, e torna un po' depresso, allora ho detto: "ci provo io!". Premettendo che mentre cazzeggiavamo li intorno il navigatore stava registrando, ma c'erano una casino di tracce che si incrociavano, io con pazienza inizio a seguire al contrario le orme che aveva lasciato Emiliano con la moto, seguendo anche il navigatore in modo da trovare la traccia sua, solo che dopo un po' la taccia per terra non si vedeva più e nel navigatore c'erano tre tracce quasi parallele........fortunatamente ho scelto quella giusta e poi, quasi quando stavo per perdere le speranze anch'io .....minchia il telefono su una dunetta!!! Torno all'oasi e trovo Emiliano sconsolato, però vedendo la mia faccia vedo rinascere in lui un po' di speranza, a quel punto esco il telefono e Emiliano tira un sospiro di sollievo....ci mancava di aver perso pure il telefono, la moto azzoppata non ci bastava!?? Decidiamo di rilassarci un po' con un bagno nella pozza calda di Ksar-Ghilane,.....acqua veramente calda, dove siamo stati a mollo almeno 2 ore se non di più senza neanche accorgecene......e uscendo il freddo era palpabile!!! Ci asciughiamo un po' aspettando il panino tonno e harissa per poi preparaci e prendere la via del ritorno. Partiamo senza ancora essere certi di dove fermarci per la notte, se in macchina o in un hotel in qualche città, e alla fine dopo circa 150 km arriviamo a Gabès e iniziamo a cercare un albergo, lo troviamo al secondo colpo con Emiliano che riesce a farsi dare la stanza per 25 dinari!....certo la doccia non ce la siamo potuti fare per mancanza di acqua calda.....senza considerare la puzza di fogna che c' era in bagno! Dopo esserci limitati ad una veloce sciacquata andiamo a cercare un posto per cenare, alla fine troviamo un ristorante di pesce frequentato da locali e decidiamo di fermarci......ordiniamo 2 calamari farciti non si sa come, arrivano 2 palle ricucite che sembrano 2 palline da beisball che fumavano, non perché erano calde ma per quant'erano piccanti suppongo, il ripieno sembrava riso piccante con verdurine e spezie varie, costo una cazzo, 9 dinari compreso da bere e antipastino per entrambi! Stefano taglia per il deserto da Douz a Ksar Ghilane EmilianoLa risalita è tutta una corsa fino a Tunisi per riconsegnare in orario la scatola nera. Per un lungo tratto fino a Kairouan mi porto a bordo due poliziotti che quantomeno rendono i posti di blocco una formalità più veloce. Mi offrono una sigaretta pesantissima che sprigiona un fumo denso, senza filtro. Si interessano al gps, sembra la prima volta che ne vedono uno da vicino, di certo non hanno alcuna intenzione di sequestrarmelo. Ma arrivare in tempo è impossibile, la tipa del noleggio è furiosa per telefono e anche di presenza, almeno fino a che non gli sgancio 20 € come risarcimento per la complicazione. Allora torna immediatamente sorridente e anzi mi raccomanda di contattarla la prossima volta che torno in Tunisia. Cara, non per male, ma mi auguro proprio di non rivederti più. Ad un tassista offro un massimo di cinque dinari per arrivare al piazzale dell’imbarco e alla fine gliene do sei. Stefano segue. Ci tocca aspettare sull’asfalto che Adnen arrivi con la moto a bordo di un carroattrezzi vero. Ci salutiamo, non ci siamo conosciuti nelle circostanze migliori, ma si è dimostrato una brava persona. Con il passare delle ore iniziano ad arrivare i primi motociclisti fino a che diventiamo un gruppo troppo numeroso per stare tutti e con le moto sotto la tettoia dove abbiamo trovato riparo dalla pioggia. Infatti per la prima volta oggi c’è mal tempo, nuvoloni grigi ci sovrastano. Per fortuna, nessun temporale decide di tenerci compagnia fino a quando, dopo un’attesa infinita e snervante, la dogana decide di aprirci i cancelli. La scorsa volta al momento dell’imbarco c’era una motociclista con problemi al motore e io le spinsi la moto da un gabbiotto all’altro nel piccolo labirinto burocratico. Questa volta non c’è nessuno ad aiutarmi con la mia e mentre spingo il mio carico penso che evidentemente aiutare il prossimo non fa acquisire bonus da poter spendere in situazioni analoghe. La notte passa serena, riesco a rimediare i migliori posti per dormire di tutta la nave (cabine escluse, è ovvio). L’indomani mattina mio fratello Marcello è alla banchina del porto ad aspettarci con un furgone gentilmente prestato da Seby. Ma non è venuto solo, da sotto un albero spunta il sorriso di Stefania, che se non stritolo in un abbraccio è solo perché ho una moto carica e zoppa da sorreggere. Davide ed Esmeralda ci convincono a fermarci per un caffè. Ma è Pasqua e la realtà è che ci stanno aspettando per il pranzo insieme ai genitori di lei. Lo ammetto, ci voleva proprio. Eppoi loro sono sempre…. loro. Marcello si rimette alla guida del furgone lungo l’autostrada, io, Stefano e Stefania ci stringiamo sul sedile e inizia così il conto alla rovescia dei km che ci separano da Catania. La Tunisia questa volta è stata dura, mi ha dato un cazzotto dritto sul muso duro da incassare. Abbiamo fatto veramente pace quando ho immerso le mani nella sabbia rossa di Ghilane prima di andar via. Sono tornato con molta meno fiducia nel mio TTR pur sapendo che lui è incolpevole. Ma purtroppo l’andare in moto è fatto anche di queste cose. Una volta riparato ho ripreso ad uscire in fuoristrada per le valli e i monti della Sicilia e velocemente abbiamo ritrovato la confidenza di un tempo. L’ho comunque sostituito poco dopo con una “tecnica”, ma non l’ho venduto e ogni tanto mi fa compagnia. Per lui forse l’appuntamento con il deserto è solo rimandato, chissà. Stefano è stato un ottimo compagno di viaggio per tanti aspetti che non voglio elencare. Di lui voglio aggiungere solo un aneddoto: è stato capace, seguendo a ritroso la traccia di tutto un pomeriggio, attorcigliata su se stessa come un gomitolo di lana, di ritrovare il mio telefono cellulare in mezzo al maremoto di dune davanti a Ksar Ghilane! Stefano12/04/09 ci alziamo alle 6.30 per partire presto poiché avremmo dovuto consegnare la macchina entro le 10 poi contrattate per le 12. Verso le 7.30 partiamo, ci aspettano 477 km per Tunisi, poi ci tocca, anzi più che altro ad Emiliano tocca dare un passaggio ad un militare ed un poliziotto. Dopo che loro scendono, ci rimangono 150 km, e decidiamo di far cambio di mezzo. Da li inizierà a chiamare la ragazza dell'autonoleggio per sapere dov'eravamo, avrà rotto la minghia almeno 5 volte! Alla fine arriviamo a Tunisi verso l'una, dove Emiliano dovrà pure pagare una mora all'autonoleggio per il ritardo, poi, io con la moto e Emiliano col taxi, andiamo al porto dove Adnen dopo un'oretta arriverà col carroattrezzi e la povera moto! Ci attende un po' di attesa fino alle 23, ora in cui ci apriranno i cancelli del porto, e dopo i controlli alla dogana e un ulteriore attesa davanti alla nave riusciamo ad imbarcarci. Emiliano sale su prima di me e occupa dei divani del bar dove dormiremo benissimo! L'indomani arriviamo verso le 11 e dopo la fila sulla nave per il controllo passaporti usciamo e troviamo ad aspettarci Marcello e Stefania col furgone! Stefania è stata una sorpresa per Emiliano! Carichiamo entrambe le moto sul furgone (menomale visto il tempo che c'era!!!) e passiamo per un caffè dagli amici di Emiliano che ci avevano ospitato all'andata, i quali invece ci aspettano con un buonissimo e abbondante pranzo che si prolunga fino alle 18 circa. Dopo il viaggio in furgone, e menomale visto il tempo, arriviamo a Catania, stanchi e con uno stato d'animo difficile da descrivere ma sicuramente con tanta voglia di ritornarci, d'altronde, a parte le sventure, nel complesso il viaggio è stato sempre piacevole grazie all'ottima compagnia......e poi ho pure trovato un amico!! Alla prossima avventura!!!!!
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